I Servizi per l'Impiego in Italia
La prima parte del documento, a partire dalle linee guida internazionali e comunitarie, traccia il percorso di decentralizzazione dei servizi, con il relativo passaggio di competenze in materia di mercato del lavoro da Stato a Regioni e l'attribuzione alle Regioni medesime ed alle Province, secondo il principio di sussidiarietà, delle responsabilità di gestione attiva ed organizzazione del mercato del lavoro. Segnatamente, alle competenze che il legislatore assegna agli Enti locali ed ai loro Enti strumentali si affiancano, con la cosiddetta "Riforma Biagi" (L. 30/2003), le possibilità di intervento di strutture private per l'intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. La nascita di una rete di Servizi per l'Impiego in cui coesistono molteplici soggetti segna la fine dello storico monopolio statale in tema di collocamento.
Questo sistema misto, pubblico-privato, è tuttora in costruzione sia per quanto riguarda la geografia dei soggetti, sia per i processi volti ad integrare e uniformare gli standard di servizio.
Particolare attenzione è destinata ai Centri per l'Impiego della Provincia di Torino ed alla nuova fisionomia di un servizio orientato all'utente. Emerge dalla descrizione del servizio il quadro della profonda trasformazione in atto: lo sforzo destinato al potenziamento dei servizi di orientamento ed all'incontro domanda-offerta, il consolidamento dei canali di comunicazione con le aziende, lo sviluppo di servizi per le persone e per le imprese, la creazione di sportelli che nella realtà italiana segnano la generazione di buone prassi.
I contratti di lavoro in Italia
Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito ad una redifinizione del quadro normativo sia in termini di sistema di incontro domanda-offerta sia in termini di tipologie contrattuali. A partire dalla fine degli anni '90 con la "Legge Treu" (L.196/97) sino alla "Riforma Biagi" si apre uno scenario totalmente differente che apre un ventaglio di contratti del tutto nuovi per la cultura delle imprese e delle persone.
Le due più vecchie modalitàcontrattuali, a Tempo Indeterminato e a Tempo Determinato, vengono infatti affiancate da nuove possibilità di contratti a progetto, a tempo parziale, contratti di inserimento, di lavoro a chiamata, job sharing, lavoro interinale e contratti di apprendistato. Questi ultimi, a causa mista, sostituiscono i precedenti contratti di formazione - lavoro e differiscono dagli altri tipi di contratto sia per la valenza formativa sia per prospettive di stabilità con possibile passaggio a tempo indeterminato.
Alcuni di questi strumenti sono entrati in uso, per altri si attendono alcuni regolamenti e decreti attuativi; in generale, questa flessibilizzazione della disciplina incontra ancora difficoltà di comprensione, ostacoli di ordine culturale, sociale ed economico sia nelle persone che nelle aziende. Si rileva infatti come molti lavoratori/trici, in special modo i meno giovani, abbiano difficoltà a convivere con il senso di precarietà, che inevitabilmente accompagna il concetto di flessibilità di entrata ed uscita dal mondo del lavoro.
Le tutele per le persone senza lavoro in Italia
In Italia non vengono riconosciute forme di sussidio permanente alle persone non occupate; esistono forme di indennità, limitate nel tempo, a seguito di licenziamento, e ammortizzatori sociali per lavoratori di aziende in crisi.
Per contro, si è scelto di offrire incentivi alle imprese (benefici economici, normativi e contributivi) per l'assunzione di determinate categorie di lavoratori (disoccupati, in mobilità, svantaggiati ecc.).
È possibile che nel territorio piemontese si vada ad un ripensamento sulle politiche di intervento e sugli ammortizzatori sociali, a fronte dell'attuale stato di crisi dell'industria automobilistica e dell'oggettiva difficoltà di reinserimento di lavoratori anziani e con bassa professionalità.
Il sistema dell'istruzione e della formazione in Italia
Il sistema scolastico italiano ha attraversato un processo di profonda ristrutturazione che ha visto negli ultimi anni ben due Riforme ("Berlinguer" e "Moratti"), dopo molti anni di immobilismo.
In particolare, oggi è in vigore la L. 53 del 2003 ("Riforma Moratti") che ha stabilito i princìpi generali, mentre alcuni decreti applicativi sono ancora in via di definizione.
La riforma attua un decentramento amministrativo ed una maggiore coerenza con i modelli europei. La vecchia "scuola dell'obbligo" terminava a 13-14 anni di età, già portati a 15 (obbligo scolastico) e 18 (obbligo formativo) con la precedente "riforma Berlinguer" del 2000.
Ora si parla di "diritto-dovere all'istruzione e formazione professionale" che richiede a tutti i cittadini il raggiungimento di una qualificazione entro il 18° anno di età, come nel resto dell'Europa.
Il sistema (al di là di una scuola dell'infanzia non obbligatoria dai 3 ai 6 anni)prevede un primo ciclo di 5 + 3 anni (scuola primaria + scuola secondaria di primo grado); un secondo ciclo attraverso il sistema dei licei (due bienni e un anno terminale) o dell'istruzione professionale (tre o quattro anni più eventuale anno integrativo per accedere all'istruzione superiore), apprendistato (a partire dai 15 anni), istruzione e formazione superiore nelle Università(tre anni per lauree brevi più due per lauree specialistiche) o in percorsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore.
La maggiore flessibilità di percorsi consentita da passaggi tra il sistema dei licei e dell'istruzione professionale prevede anche modalità di alternanza scuola-lavoro e la validazione di percorsi di apprendistato. Questo assegna responsabilità congiunte a scuole ed aziende in un quadro di forte integrazione tra mondo dell'istruzione-formazione e mondo del lavoro; la flessibilità del sistema è anche un tentativo di arginare il problema della dispersione scolastica che l'innalzamento dell'obbligo formativo ha in parte accentuato.
Anche il sistema universitario è in fase di ridefinizione, con differenti livelli di specializzazione; i già citati percorsi IFTS vengono gestiti congiuntamente da Università, Formazione Professionale, Scuole di Stato e Aziende.
La Formazione professionale, affidata dal 1978 alle singole Regioni, venne considerata in passato una "scuola di serie B" segnata dalla mancanza di un sistema nazionale di riconoscimento delle qualifiche. Oggi il sistema della FP si trova al centro della trasformazione, che le riconosce pari dignità e piena integrazione nel nuovo sistema di istruzione e formazione.
Trasparenza delle qualifiche e Classificazione delle professioni
Completa il presente studio un accenno agli strumenti disponibili per far valere la propria qualificazione in altri paesi, attraverso il riconoscimento di crediti e percorsi di formazione.
Si tratta di indirizzi politici e strumenti a livello europeo; diversi lavori sono in corso per concordare un sistema di equipollenza dei titoli.
I criteri di classificazione e descrizione delle professioni non hanno in Italia la diffusione e l'ampio riconoscimento della classificazione ROME in uso in Francia; i codici ISTAT sono definiti in coerenza col sistema internazionale ISCO.
In Italia il dibattito in materia di classificazione, equipollenza e descrizione delle professioni è aperto. Esistono numerosi tentativi, sperimentazioni, banche dati che propongono repertori di professionalità, archetipi professionali. Certo è che i repentini cambiamenti subiti dal mercato del lavoro non possono non incidere anche sulle figure professionali che evolvono, scompaiono e si creano con grande rapidità, rendendo molto difficile la costruzione e l'aggiornamento continuo di un sistema di classificazione.